“L’Uomo Che È Uomo” di Luis Fernando Verissimo
Ogni tanto si legge anche per puro piacere del divertimento, e questo è uno dei casi. Per chi non lo conoscesse, Luis Fernando Verissimo è uno scrittore e giornalista brasiliano, acuto e fine umorista. Il brano qui sotto è estratto da “Le bugie che raccontano gli uomini” (Salani Editore): sono racconti brevi o monologhi che hanno come tema la finzione e gli stereotipi, ai quali indulgiamo molto spesso…
L’Uomo Che È Uomo non usa magliette senza maniche, tranne che per giocare a basket. L’Uomo Che È Uomo non ama gli stuzzichini, le cipolline in agrodolce e qualsiasi cosa che necessiti meno di trenta secondi per essere masticata ed inghiottita. L’Uomo Che È Uomo non mangia il soufflé. L’Uomo Che È Uomo – d’ora in avanti chiamato UCEU – non lascia che sua moglie mostri il culo a nessun altro, nemmeno durante il ballo di Carnevale. L’ UCEU non mostra il proprio culo a nessuno. Soltanto negli spogliatoi, davanti ad altri uomini, e anche lì, se qualcuno lo guarda per più di trenta secondi, attacca lite.
L’ UCEU va al cinema a vedere i film di Franco Zeffirelli solo dietro insistenza della moglie, e passa tutto il tempo a cercare di leggere l’ora nel buio. L’ UCEU non ama la musica nè i film con Jill Clayburgh o quelli di Ingmar Bergman. Preferisce i film con Lee Marvin e Charles Bronson. Dice che l’unico vero attore era Spencer Tracy e che quelli attuali, a parte Clint Eastwood, sono tutti froci.
L’ UCEU non va mai a teatro perchè non gli piace nemmeno che qualcun altro mostri il culo a sua moglie. Se volete vedere un UCEU nel momento più deprimente della sua vita cercatelo al balletto. All’uscita dirà che anche il portiere è frocio e che se vede qualcun altro in calzamaglia, lo uccide.
E l’ UCEU ha ragione. Confessate, voi siete come lui. Non volte che si pensi a voi come a dei primitivi, dei retrogradi e dei maschilisti, ma in fondo in fondo tifate per lui. Chiaro, non è che siate d’accordo con tutto quello che dice. Quando racconta che cosa farebbe a, che so, Jennifer Lopez il giorno in cui riuscisse ad averla per le mani, voi scrollate il capo e riflettete sulla componente di misoginia patologica insita nella iattanza sessuale del maschio latino. Però subito dopo vi ritrovate a pensare a cosa fareste se la acciuffaste voi. Esiste un UCEU dentro ogni maschio occidentale, sepolto sotto strati e strati di civiltà, di falsa sofisticazione, di propaganda femminista e di flessibilità. Sì, proprio flessibilità. Quante volte, davanti alla telenovela delle otto – vicenda invariabilmente basata sull’umiliazione, la rinuncia e il riscatto femminile – vi siete chiesti che cosa stavate facendo, invece di balzare in piedi, vincere a calcioni la resistenza della famiglia e cercare una replica di Rambo su un altro canale? L’UCEU alla televisione guarda soltanto il calcio. Bevendo birra. E niente cipolline in agrodolce! L’ UCEU rutta e non chiede scusa.
Se volte accertarvi dell’esistenza di un UCEU dentro di voi fate il seguente test. Leggete la sequenza di situaazioni. Studiatele, pensate e quindi decidete come reagireste in ogni occasione. La risposta ottenuta darà il vostro coefficiente di UCEU. Se dovete pensarci a lungo non c’è nemmeno bisogno che rispondiate: non siete un UCEU. L’UCEU non pensa mai troppo a lungo!
Situazione 1
Vi trovate in un ristorante dal nome francese. Anche il menu è tutto scritto in francese. Soltanto il prezzo è in reais. Molti reais. Chiedete al maître che cosa significa il nome di un determinato piatto. Siete sicuri che il maître si sta sforzando di non ridere per la vostra pronuncia. Il tempo che impiegherà a descrivere il piatto è maggiore di quello che impieghereste voi a mangiarlo, visto che si tratta di un composto vagamanete marino messo sopra una fetta di pane abbrustolito della dimensione approssimativa di una moneta, benché costi più di un centinaio delle stesse monete. Voi lo ingoiate in un sol boccone, pensando a ciò che sono obbligati a mangiare gli operai. La vostra compagna vi chiede come è il sapore e voi rispondete che non avete fatto in tempo a sentirlo. Siete sicuri di avere chiesto un Boeuf a qualche cosa e invece arriva una fetta di papero senza nessun contorno. E basta. Sebbene abbiate notato il nome: Canard mélancolique. All’inizio il papero vi fa pena per via della sua solitudine, ma cambiate idea quando cercate di tagliarlo. È un duro, può sopportare bene. Quando però vedete il conto, notate che vi sono stati addebitati sia il papero sia il Boeuf mai arrivato. A questo punto: a) Pagate facendo finta di nulla, per non dare alla vostra compagna l’impressione di preoccuparvi di cose volgari come il denaro, tantomeno quello brasiliano; b) Chaiamte discretamente il maître e gli fate notare l’errore, sorridendo per fargli capire che «Merde, alors» sono cose che possono accadere: c) Buttate all’aria il tavolo, spaccate una bottiglia di vino sbattendola contro la parete e, tenendone in mano il collo, urlate: «Voglio qui il gestore, ed è meglio che ci venga da solo!»
Situazione 2
Siete stati convinti da vostra moglie, dalla vostra fidanzata o dalla vostra amica – benché l’UCEU non abbia amiche, in quanto avere amiche è una cosa da froci – a iscrivervi a un corso di sensitività orientale. Siete riluttanti a indossare la maglietta nera, ma finite per capitolare, il corso è tenuto da un giapponese, probabilmente frocio. Tutti siedono in cerchio attorno al giapponese, nella posizione del loto. Tutti eccetto voi che, essendo un poco fuori forma, potete sedere soltanto nella posizione dell’arbusto piegato dal vento. Per quindici minuti tutti devono chudere gli occhi, congiungere la punta delle dita e fare «om» fino ad integrarsi con la Grande Corrente universale che proviene dal Tibet, passa attraverso le città sacre dell’India e del Medio oriente e, stranamente, arriva proprio in cima al palazzo dove abita il giapponese prima di ripiegare verso Est. una volta raggiunto questo stadio, tutti devono voltarsi verso la persona che hanno accanto e studiarne il viso con la punta delle dita. Senza sorprendersi se il giapponese arriva da dietro e tira loro le orecchie con forza, per rammentare la dualità di tutte le cose. Durante l’«om» voi vi sforzate, ma non riuscite a integrarvi nella Grande Corrente Universale, sebbene cominciate ad avere una sensazione di tutt’altro tenore che poi si rivela essere un crampo. A questo punto: a) Fingete di avere raggiunto l’integrazione per non taglaire l’onda di nessuno; b) Fingete di non aver capito bene le istruzioni, gattonate facendo «om» fino all’angolo dove è seduta quel pezzo di bionda e, al momento di toccarle il viso, sbagliate obiettivo e le afferrate il seno, rifiutandovi poi di lasciarlo andare sebbene il giapponese stia quasi per strapparvi le orecchie; c) Dite che non avete sentito nulla, che non avete intenzione di continuare con quelle scempiaggini tantomeno indossando una maglietta nera, e che è tutta una cosa di froci.
Situazione 3
Vi trovate in una di quelle riunioni mondane in cui ci sono sedie a bizzeffe ma tutti quanti siedono per terra. Non volendo distinguervi daglia altri, vi abbandonate sopra un cuscinone variopinto e troppo tardi vi accorgete che si trattava in realtà della padrona di casa. Vostra moglie o la vostra fidanzata sta conversando confidenzialmente, a mani giunte, con una ragazz cha ha la faccia uguala a Charlton Heston, però con i baffi. La cena è all’americana e voi non avete più nessun ginocchio dove appoggiare il bicchiere di vino, in quanto usate gli altri due per tenere in equilibrio il piatto e tagliare il pezzo di papero, probabilmente lo stesso del ristorante francese, ma di alcune settimane più vecchio. Così il parrucchiere dai capelli mechati che vi siede di fianco si offre:
«Se vuole usare il mio…»
«Il suo…?»
«Ginocchio».
«Ah».
«È disoccupato».
«Ma non ci conosciamo».
«Glielo presento io. Questo è il mio ginocchio».
«No, volevo dire: io e lei…»
«Ehi, quante formalità! Scommetto che se ti avessi offerto tutta la gamba mi avresti chiesto delle referenze. Ci-a-o…»
A questo punto: a) Vi decidete a entrare nello spirito della festa e cominciate a sfilarvi I pantaloni; b) Portate il vostro bicchiere di vino in un cantuccio e rimanete, fra il divertito e l’ironico, a osservare quel curioso quadretto umano elaborando una riflessione su queste società tropicali che passano dalla barbarie alla decadenza senza la tappa intermedia della civiltà; c) Afferrate vostra moglie o la vostra fidanzata e vi precipitate fuori, non prima di aver abbattuto Charlton Heston con un pugno.
Se avete scelto la risposta a per tutte le situazioni non siete un UCEU. Se avete scelto la risposta b non siete un UCEU. E anche se avete scelto la risposta c non siete un UCEU. Un UCEU non risponde ai test. Un UCEU ritiene che i test siano una cosa da froci.
Questo paese è stato creato da Uomini Che Erano Uomini. I civilizzatori delle nostre regioni più selvagge non usavano i jeans, tantomeno firmati Pierre Cardin. Che cosa sarebbe il Brasile se Don Pedro, primo imperatore del Paese, il fatidico giorno 7 settembre 1822 si fosse attardato presso qualche parrucchiere a fare un massaggio facciale e a tagliare i capelli a rasoio? E se invece di «Indipendenza o morte» avesse gridato qualcosa come «Indipendenza o alternativa praticabile, tenendo in considerazione tutte le variabili del caso»? riuscite ad immaginare i Padri della repubblica in calzoncini a fiori? O magari con caftano e orecchino? Uomini Che Erano Uomini erano anche i bandeirantes, gli esploratori della foresta amazzonica. Come è noto, prima di partire per una spedizione salivano sopra São Paulo e si sbottonavano la patta. Attendevano di avere un erezione e poi si dirigevano dalla parte in cui puntava l’uccello.
Un lavoro giusto per un UCEU è quello del camionista. Il genere di camionista che, dopo essersi mangiato uno stinco annaffiato da due birre scure, dorme per strada e, se sente la mancanza di una donna, accende il motore e si accoppia con il radiatore. Nel calcio l’UCEU è centravanti di sfondamento, stopper o attaccante. Fare il centrocampista è roba da froci. L’UCEU non crede nell’amicizia tra uomini e donna, o meglio, crede che sia roba da froci. L’UCEU non può avere un rapporto di coppia adulto, fatto di fiducia reciproca, in cui ognuno dei due rispetta la libertà dell’altro in una relazione, come dire, extraconiugale ma consapevole, capite? Tutte queste belle parole non sono altro che chiacchere da donnetta. L’UCEU pensa che il movimento gay sia una cosa da froci.
L’UCEU non va mai a vernissage.
L’UCEU non sta leggendo Marguerite Yourcenar, non ha mai letto Marguerite Yourcenar e non leggerà mai Marguerite Yourcenar.
Cose che non troverete mai a casa di un UCEU: burro cacao neutro per le labbra secche, pastiglie per rinfrescare l’alito, biglietti per assistere ad uno spettacolo di mimi.
Cose che non dovete mai dire ad un UCEU: «Ton sur ton», «Andiamo al balletto?», «Prova queste cipolline».
Cosa non sentirete mai dire ad un UCEU: «Consapevolezza», «Ho amato», «La mia componente femminile», «Trovo che il colore bordò sia meglio per il sofà e la tonalità rafia per il pouf».
L’UCEU pensa che siamo ancora in tempo per salvare il Paese e ha già ottenuto l’adesione di tutti gli altri UCEU superstiti per promuovere una campagna di rigenerazione del maschio nazionale. Dopo aver preso accordi, i quattro superstiti di cui sopra non si sono riuniti, perché avrebbe potuto sembrare una cosa da froci.
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- Published:
- Luglio 4, 2009 / 8:45 AM
- Category:
- Libri, Riflessioni
- Tags:
- Bugie, Luis Fernando Verissimo, Satira, Uomo
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