Questa é una fiaba che lessi da piccolo, o almeno é come me la ricordo io…
Narra leggenda che tutti gli uccelli una volta fossero identici.
Dio non si era dedicato con particolare voglia o attenzione a loro.
Quando fu il turno di riempire i cieli, non è che ne avesse tanta voglia e quindi si era limitato a impastare tanta argilla con poca fantasia. E allora li fece tutti uguali: piccini, dal piumaggio marroncino e becco sottile.
Si dice che non fossero molto contenti e quindi un bel giorno fu indetta una riunione.
Lì i volatili tutti si accordarono affinché una delegazione si rivolgesse a Dio, chiedendogli di fare qualcosa. E così fu. Dio organizzò un’adunata generale, da tenersi l’indomani, durante la quale, in fila indiana e uno alla volta, sarebbe stata data loro la possibilità di scegliere colori, fogge e dimensioni.
Egli chiamò a sè i suoi arcangeli, a cui ordinò di recuperare cesti di becchi, sacchi di piume di ogni forma e, soprattutto, i suoi migliori pennelli e la sua tavolozza di colori satura di ogni possibile tonalità. Un dispaccio fu diramato in ogni angolo del globo, nel quale si comunicava il luogo dove la mattina seguente,di buon ora, Dio si sarebbe dedicato ad ogni volatile che avesse voluto mutare aspetto.
Come sempre accade i primi furono accontentati in tutto: gli uccelli del Paradiso, i pappagallli, i pavoni scelsero colori sgargianti e becchi follemente stravaganti. Altri come i rapaci decisero per forme che incutessero timore, artigli e rostri; altri ancora, come i pinguini o gli struzzi, per qualcosa di più pratico che li proteggesse dal freddo o dal caldo. Man mano che si avvicinava il tramonto, non scarseggiavano le idee, piuttosto era Dio sempre più a corto di colori. Già ai corvi non andò così bene e si accontentarono del poco nero lucido che rimaneva sulla tavolozza.
Quando sembrava che tutto fosse stato ultimato e il cielo si era riempito di migliaia di piume variopinte, ecco che trafelato si presenta davanti a Dio un uccellino minuto. Spiegò che di solito lui dormiva di giorno e che quindi aveva saputo della riunione solo tardi… Dio però non sapeva cosa fare per lui! Le piume erano finite da tempo, così come i becchi, e la tavolozza era vuota: il piccolo uccello avrebbe dovuto restare così come era stato creato!
Triste e sconsolato, l’animale si stava allontanando quando un angelo fece notare che era avanzata una goccia di oro sulla tavolozza. Allora a Dio venne un’idea.
Chiamò a gran voce il piccolo animale e gli chiese di aprire il becco.
Dal pennello fece cadere quell’ultima goccia di oro nella gola della bestiola…
Ecco come fu che all’usignolo fu dato il dono più bello: il suo canto.
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